La storia di una paziente che pone una domanda enorme

Grave atrofia.
“Non hai più osso.”
Innesti, rialzi o 4 zigomatici.

Poi la stessa paziente:
carico immediato in circa 2 ore.

**Stesso osso.

Com’è possibile?**

Guardate.

La stessa paziente. La stessa atrofia. Due strade completamente diverse.

Questa paziente presentava una grave atrofia del mascellare superiore, con una marcata perdita di osso alveolare nella zona posteriore.

La diagnosi aveva portato a prospettare un percorso con innesti, rialzi del seno mascellare e tempi di attesa molto lunghi.

Ma la paziente non voleva trascorrere circa 12 mesi con una dentiera provvisoria, affrontando due rialzi e tutto il percorso necessario prima di conoscere il risultato definitivo.

Per questo, nell’attesa della data programmata, aveva scelto la soluzione dei 4 impianti zigomatici, che le era stata prospettata come alternativa al lungo percorso rigenerativo.

Ma poi, mentre aspettava quella data, incontra sul web Nicola Lettera.

Guarda i casi.

Guarda le panoramiche.

Guarda gli interventi.

Conosce il protocollo Bilateral Sinus Solution™ – All-on-Full® BSS™ e il lavoro svolto con professionisti maxillo-facciali nella gestione dei casi complessi.

E scopre una possibilità completamente diversa.

**Stessa paziente.

Stessa grave atrofia.
Ma una strategia implantare diversa.**

Nel suo caso viene valutata la possibilità di utilizzare l’osso residuo disponibile, compresa l’anatomia corticale/basale quando clinicamente utilizzabile, senza ricorrere a un aumento del volume dell’osso alveolare.

Il risultato?

Un carico immediato in circa 2 ore, secondo il protocollo applicato al caso.

E qui arriva la domanda che, davanti alle immagini, diventa inevitabile.

Che cosa avrebbe dovuto sacrificare questa donna?

Con il percorso che stava per affrontare, la paziente avrebbe potuto trovarsi davanti a una riabilitazione completamente diversa.

Con la soluzione realizzata in questo caso, invece, il risultato documentato mostra:

14 denti.
Supporto anche posteriore.
Molari presenti.
Nessuna grande porzione di falsa gengiva che sostituisca i denti posteriori.

E allora fermiamoci un momento.

Non per dire che una soluzione sia automaticamente adatta a tutti.

Non per dire che gli impianti zigomatici siano sempre sbagliati.

Ma per porre una domanda che questa paziente, guardando il proprio risultato, ha tutto il diritto di porsi:

“Se nel mio caso era possibile ottenere questo risultato utilizzando il mio osso residuo, perché avrei dovuto rinunciare a tutto questo senza prima conoscere anche questa possibilità?”

Ed è qui che il caso diventa interessante.

Perché quando a un paziente viene detto:

“Non hai più osso.”

la domanda successiva dovrebbe essere:

“Quale osso non ho più? E quale osso, invece, è ancora presente e può essere utilizzato nel mio caso?”

Perché “senza osso alveolare” non significa necessariamente “senza alcun osso disponibile per un’ancoraggio implantare”.

Questa distinzione può cambiare completamente il modo in cui viene valutato un caso.


E allora arrivano le domande

Se esiste anatomia residua utilizzabile, se esiste una strategia implantare capace di sfruttarla e se in un caso selezionato è possibile ottenere stabilità primaria sufficiente per un carico immediato…

il paziente è stato informato di questa possibilità?

Gli sono state spiegate le alternative?

Gli è stato mostrato che cosa cambia tra una soluzione e l’altra?

Gli è stato spiegato che cosa conserva e che cosa sacrifica biologicamente, protesicamente e funzionalmente ogni percorso?

Perché il punto non è dire al paziente:

“Devi fare All-on-Full® BSS™.”

Il punto è molto più semplice:

“Prima di decidere, devi sapere che questa possibilità esiste, se è clinicamente applicabile al tuo caso.”

Poi il paziente sceglie.

Può scegliere gli innesti.

Può scegliere i rialzi.

Può scegliere gli zigomatici.

Può scegliere una soluzione diversa.

Ma deve poter scegliere dopo aver conosciuto le possibilità realmente valutabili per la propria anatomia.


È questo che Nicola Lettera vuole mostrarvi

Non una promessa.

Non una teoria.

Un caso documentato.

Una paziente che partiva da una grave atrofia.

Una paziente che stava per affrontare un percorso completamente diverso.

Una paziente che, prima di arrivare alla data dell’intervento, ha incontrato un’altra possibilità.

E oggi possiamo fare una cosa molto semplice:

guardare da dove partiva e guardare dove è arrivata.

Poi ponetevi la domanda.

Se la paziente aveva perso l’osso alveolare posteriore, ma conservava strutture ossee profonde utilizzabili, era davvero corretto fermarsi alla frase “non hai più osso”?

Questa è la domanda.

Io non vi dico cosa dovete pensare.

Mi limito a mostrarvi la realtà.

Ve la fotografo.
Ve la documento.
E vi insegno a porre le domande giuste.

Poi, le conclusioni, le traete voi.

 

Questa donna aveva una diagnosi importante.

Le era stato prospettato un percorso fatto di innesti, rialzi del seno mascellare, tempi di guarigione e una dentiera provvisoria.

Circa 12 mesi di percorso prima di sapere quale sarebbe stato il risultato definitivo.

Dodici mesi nei quali avrebbe dovuto convivere con una soluzione provvisoria.

Lei non voleva aspettare.

E soprattutto non voleva affrontare un percorso così lungo senza avere la certezza di quale sarebbe stato il risultato finale.

Ma aveva bisogno di intervenire.

La situazione era tale che non poteva semplicemente rimandare.

Così, nell’attesa della data programmata per l’intervento, arrivò alla scelta dei 4 impianti zigomatici, perché quella era la soluzione che, in quel momento, le consentiva di affrontare il problema con un percorso compatibile con le sue necessità.

Poi succede qualcosa.

Prima che arrivasse quella data, incontra Nicola Lettera.

Guarda i suoi casi.

Guarda le panoramiche.

Guarda gli interventi.

Ascolta come viene affrontato il problema dell’atrofia mascellare attraverso il protocollo Bilateral Sinus Solution™ – All-on-Full® BSS™.

E scopre che esiste una domanda che, forse, avrebbe dovuto essere posta prima.

“Se mi hanno diagnosticato una grave atrofia e mi hanno detto che devo ricorrere a innesti, rialzi o zigomatici… come è possibile che, nello stesso tipo di situazione anatomica, un altro protocollo possa consentire un carico immediato?”

E soprattutto: dove viene trovata la stabilità necessaria?

Ecco il punto.

Non vi chiediamo di crederci.

Guardate la paziente.

Guardate da dove partiva.

Guardate la sua panoramica.

Guardate l’intervento.

Guardate il risultato.

Perché qui non stiamo raccontando una possibilità astratta.

Stiamo mostrando un caso reale documentato.


Ma la domanda diventa ancora più grande

Immaginate per un momento di essere quella paziente.

Da una parte:

grave atrofia → innesti → rialzi → dentiera → mesi di attesa → percorso lungo.

Dall’altra:

stessa paziente → stessa atrofia → osso residuo → strategia implantare diversa → carico immediato.

Allora è inevitabile chiedersi:

“Ma se l’osso è davvero insufficiente per fare un carico immediato, da dove arriva la stabilità?”

È questa la domanda che vogliamo insegnare al paziente a fare.

Non:

“Chi ha ragione?”

Ma:

“Che cosa è stato visto nella mia anatomia? Quale osso è disponibile? Dove vengono posizionati gli impianti? Quale strategia viene utilizzata? E perché nel mio caso una possibilità viene considerata e un’altra no?”

Perché dire semplicemente “non hai osso” può essere l’inizio della spiegazione, non necessariamente la fine delle domande.

Nicola Lettera è qui per questo.

Non per decidere al posto del paziente.

Non per dirgli quale intervento deve scegliere.

Ma per permettergli di capire, confrontare e fare domande prima di prendere una decisione irreversibile.

Poi il paziente è libero.

Ma deve essere libero dopo essere stato informato.

E adesso, prima ancora di leggere la nostra spiegazione, fate una cosa:

guardate il risultato di questa donna.

Perché forse è proprio guardando la realtà che nasce la domanda più importante di tutte:

“Se questa paziente aveva così poco osso alveolare, come è stato possibile arrivare a un carico immediato in circa 2 ore?”

La risposta è tutta nella sua anatomia, nella strategia utilizzata e nella documentazione del caso.

“La domanda successiva dovrebbe essere: quale osso non ho più? E quale osso, invece, è ancora presente e può essere utilizzato nel mio caso?”

Come vedi, quando ti dicono “non hai osso”, si riferiscono all’osso alveolare, quello che hai perso e che si è riassorbito.

Noi ti abbiamo dimostrato che non avevi perso tutto l’osso. Avevi ancora l’osso profondo, l’osso basale.

Ed è proprio qui che entra in gioco l’esperienza di un’équipe che sa riconoscerlo e utilizzarlo.

Invece di ricostruire ciò che hai perso, sfruttiamo e ancoriamo gli impianti nell’osso che hai ancora: l’osso basale, profondo e corticale, molto più resistente al riassorbimento dell’osso alveolare.

È così che, nei casi indicati, possiamo evitare lunghi percorsi di innesti e rialzi e arrivare al carico immediato.

Hai l’osso basale.
Noi sappiamo dove trovarlo e come ancorarci.
E così puoi avere i tuoi denti fissi subito.

Questa è la differenza.

ORA TOCCA A TE

Invia la tua panoramica a Nicola Lettera.

La panoramica verrà valutata dall’équipe diagnostica collegiale e ti verrà spiegato, in base al tuo caso, quale osso hai ancora, dove si trova e quali possibilità possono essere valutate.

📲 WhatsApp: 388 752 7525

Mandaci la tua panoramica.
La guardiamo insieme.
E ti spieghiamo cosa è realmente possibile fare nel tuo caso.

Di admin

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